Lo scorso 15 febbraio si sono incontrati a Firenze cittadini immigrati e
immigrate provenienti da tutta Italia, tra essi portavoce di
organizzazioni e singoli individui.
All'ordine del giorno, la discussione sulla necessità di opporre all'onda xenofoba
e discriminatoria seguita ai nuovi provvedimenti dell'attuale governo -
che si sommano alle conseguenze devastanti della Bossi-Fini - una
risposta responsabile e tempestiva che parta dagli stessi immigrati/e.
I partecipanti concordano nell'affermare che questa grave crisi economica
e sociale che colpisce l'intera collettività tocca in modo particolare
lavoratrici e lavoratori immigrati. Oltre a licenziamenti e cassa
integrazione i migranti sentono che la loro scelta di costruire un
futuro in questo Paese corre un serio pericolo, essi infatti rischiano:
- di perdere il permesso di soggiorno perché legato indissolubilmente al contratto di lavoro;
- di perdere l'alloggio non potendo più pagare affitti e mutui;
- di finire nei centri di detenzione e identificazione;
- e infine di venire espulsi, una volta costretti alla clandestinità.
Immigrati
e immigrate affermano che è necessario rilanciare il protagonismo e
l’auto-organizzazione e auto-rappresentanza dei cittadini immigrati
attraverso azioni e iniziative da concordare e mettere in atto in tempi
brevi tra cui: -riprendere la lotta per la cittadinanza; per il diritto dei figli nati
in Italia ad essere riconosciuti italiani dalla nascita; per il diritto
alla residenza;
-porre all'attenzione della società i problemi derivanti dalla
clandestinità e dall’impossibilità di regolarizzarsi che attentano
direttamente ai diritti fondamentali garantiti dall’art. 2 della
Costituzione italiana;
-una campagna che prevede l’appoggio agli operatori sanitari che
rifiutano i recenti provvedimenti e una raccolta firme locale e
nazionale per chiedere l'abolizione di tutte le norme che costituiscono un attacco specifico ai cittadini immigrati.
L'assemblea
s'impegna a denunciare, in tutte le sedi opportune, la promozione
dell'odio razziale, della xenofobia e del razzismo palesate in queste
norme; propone discussioni pubbliche su quelle emanate in nome della
sicurezza per confutare l'idea diffusa che tutti gli immigrati
indiscriminatamente costituiscano un pericolo.
L'assemblea
propone di iniziare un percorso che, a partire da incontri territoriali
con le varie realtà operanti nel campo dell’immigrazione, confluisca in una grande appuntamento nazionale pubblico da realizzare a Roma il 5 aprile 2009. Sede
dove decidere, in forma assembleare e partecipata, quale organizzazione
o soggetto, quali strumenti e metodologie usare per ottenere il
rispetto dei cittadini immigrati, dei loro diritti e la garanzia di
sicurezza per l'intera società di cui sono una parte importante.
ASSEMBLEA NAZIONALE DEGLI IMMIGRATI A FIRENZE
Ass.
Dhuumcatu (Roma); Ass. UCI (Roma); Ass. FOCSI (Roma); Ass. Bangladesh
(Roma); Comitato Immigrati (Roma); Uai (Como); Sdl intercategoriale;
Ass. Insieme per la pace (Milano); Ass. Todo cambia (Milano); Centro
delle Culture (Milano); Ass. Senegalesi Toscana; Ass. Punto di
partenza; Movimento lotta per la casa (Firenze); Ass. Senegalesi
(Firenze); Ass. El Mastaba (Firenze); Ass. Arcobaleno (Riccione);
Sunugal (Milano); FAT; Studio 3R di mediazione; MFMA Ecuador; Centro
delle Culture (Firenze); Comitato Immigrati (Napoli); Andres Barreto;
Vojslao Stojanovrc (resp. Immigrazione PRC-Torino); Mohamed Badaoui.
L'obiettivo della Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza è sensibilizzare l'opinione pubblica mondiale sul pericolo rappresentato dalle centinaia di ordigni nucleari presenti sul pianeta e sui vantaggi che potrebbero derivare dal disarmo progressivo e proporzionale in tutti i paesi. Primo tra questi la soluzione alla fame nel mondo usando il 10% di quanto si spende oggi in armamenti
La Marcia per il Mondo è ispirata alla marcia di Gandhi per l'indipendenza dell'India. Durerà tre mesi e inizierà il suo percorso a Wellington, Nuova Zelanda, il 2 ottobre 2009, anniversario della nascita di Gandhi, e terminerà a Punta de Vacas al confine tra Cile e Argentina il 2 gennaio 2010. Nei tre mesi di viaggio i partecipanti passeranno per tutti i climi e tutte le stagioni, dall'estate torrida delle zone tropicali all'inverno siberiano attraversando oltre 90 paesi e 100 città, nei cinque continenti. Coprirà una distanza di 160.000 km via terra, mare e cielo. Un'equipe permanente di cento persone di diverse nazionalità effettuerà il percorso completo. Durante il suo passaggio nelle città che attraverserà sono previsti centinaia di eventi, manifestazioni, concerti, conferenze e iniziative di ogni genere, nel suo lungo percorso mobiliterà milioni di persone.
L'iniziativa promossa dall'Associazione Mondo senza Guerre ha preso corpo con l'adesione di centinaia di organizzazioni nel mondo, è aperta alla partecipazione di persone, istituzioni, organizzazioni, insiemi e gruppi di ogni tipo, che condividano la sensibilità del progetto. La proposta degli organizzatori è che la Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza diventi la più grande marcia mondiale di cui l'umanità abbia avuto notizia.
Dichiara Giorgio Schultze, portavoce europeo della Marcia: «...sarà la prima Marcia Mondiale, di tutti gli esseri umani che dal Tibet all'Africa, dall'Iraq all'Afghanistan, dall'Europa alle Americhe chiedono di vivere in pace, che rifiutano la violenza. Sarà la prima Marcia che parlerà tutte le lingue, che coinvolgerà milioni di persone e raggiungerà, attraverso ogni mezzo di comunicazioni, gli angoli più remoti del pianeta.»
Ad oggi molte personalità nel mondo hanno dato la loro adesione tra questi il Premio Nobel per la pace Desmond Tutu, il direttore d'orchestra Zubin Mehta, il linguista Noam Chomsky, lo scrittore Premio Nobel Jose Saramago, e lo scrittore Eduardo Galeano, il drammaturgo Ariel Dorfmann, Arun Gandhi nipote del Mahatma, il cineasta Alejandro Jodorowsky, i cantanti Noa, Ana Belén e Juanes.
In Italia: le attrici Lella Costa, Claudia Gerini e Ottavia Piccolo, il regista Claudio Fragasso, il team manager della Juventus Gianluca Pessotto, il cantautore David Riondino, Alex Zanotelli. i membri del Parlamento Europeo Luisa Morgantini, Giulietto Chiesa, Giusto Catania, Vittorio Agnoletto, Umberto Guidoni e Gianni Pittella.
Il Centro delle Culture condanna l’emendamento al Testo Unico
sull’Immigrazione approvato dal Senato e che permette ai medici di
denunciare i migranti irregolari che si rivolgono alle strutture
sanitarie pubbliche.
Secondo il DL 286 del 1998, infatti
«l'accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in
regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di
segnalazione all'autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il
referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano».
Non
importa al legislatore che la Costituzione italiana sancisca
l’uguaglianza di tutti i cittadini e tuteli la salute come fondamentale
diritto dell'individuo e interesse della collettività attraverso cure
gratuite agli indigenti.
Non importa che la Dichiarazione dei
diritti dell’uomo sostenga che ad ogni individuo spettino tutti i
diritti e tutte le libertà enunciate nella dichiarazione, senza
distinzione di razza, colore, sesso, lingua, religione, opinione
politica, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di
altra condizione.
Ma se i diritti umani non vengono posti al di
sopra di qualsiasi altro diritto, non si comprende perché esistano
l’organizzazione sociale e lo Stato.
Non è difficile immaginare
le conseguenze di una legge che di fatto impedisce a molti migranti
indigenti di accedere alle cure sanitarie: aumento dell’oppressione, di
rischio reale di morte, la diffusione di malattie e lo sviluppo di un
mercato illegale di prestazioni mediche di basso livello per esseri
umani di “serie B”.
Se da un lato l’immobilismo di gran parte
della popolazione lascia campo libero al manifestarsi di disuguaglianze
e ingiustizie, dall’altro fortunatamente molti operatori sanitari si
sono già espressi contro un simile provvedimento discriminatorio. Il Centro delle Culture chiede a tutti i medici di esprimere la loro indignazione
con un atto di disubbidienza civile che unisca i valori della
costituzione, quelli della Carta dei diritti dell’uomo e il giuramento
di Ippocrate che recita: “Consapevole dell'importanza e della solennità
dell'atto che compio e dell'impegno che assumo, giuro: di attenermi
alla mia attività ai principi etici della solidarietà umana (…); di
curare tutti i miei pazienti con eguale scrupolo e impegno (…)
prescindendo da ogni differenza di razza, religione, nazionalità
condizione sociale e ideologia politica; di osservare il segreto su
tutto ciò che mi è confidato, che vedo o che ho veduto, inteso o
intuito nell'esercizio della mia professione o in ragione del mio
stato”.
Dichiara Gabriele Palloni, responsabile nazionale del Centro delle Culture: “per
noi una nazione è formata da quanti si identificano in valori simili e
aspirano a un futuro comune, e questo non ha niente a che vedere con
l’idea di razza, né con la lingua, né con la storia. Una nazione può
formarsi oggi, crescere in futuro o scomparire domani e può incorporare
altri insiemi nel proprio progetto.
I regolamenti sui flussi
migratori, i decreti sicurezza, i CPT, i CIE riflettono una visione
dello Stato che si scontra con lo sviluppo della storia, in rapida
trasformazione verso una società multietnica e multiforme. I nostri
governanti si dimostrano ancora una volta incapaci di dialogare, al
punto di voler applicare norme discriminatorie e prevaricanti, leggi
razziali che credevamo scomparse per sempre.
Noi affermiamo con
forza la necessità di integrazione tra le comunità come passo verso la
formazione della nazione umana universale”.
Per informazioni:
Gabriele Palloni
Responsabile nazionale Centro delle Culture
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